Islanda 2021: come nasce un vulcano

L’Islanda è una terra giovane, solo 20 milioni di anni; giovanissima se paragonata ad altre terre emerse che di anni ne contano a centinaia di milioni.
La spiegazione, come per altre isole di simile formazione, sta nella sua origine vulcanica.
Posta in mezzo all’Oceano Atlantico settentrionale, tra Europa ed America, si è venuta formando dall’accumulo di magma fuoriuscito dal fondale oceanico (qui invero non troppo profondo) lungo una “frattura” corrispondente alla linea di distensione tra le due placche (americana ed europea).
Ed il fenomeno non è ancora terminato!

Tutti noi che viaggiamo, per diletto o per lavoro, in aereo, ricordiamo bene l’anno 2010, quando per diversi giorni i voli sull’Europa vennero fermati a causa dell’eruzione di quel vulcano dal nome impronunciabile: l’Eyjafjallajokull.
Per l’appunto un vulcano islandese! uno dei tanti ancora attivi sull’isola (sono circa 40).

Dal 19 di marzo di quest’anno è in atto una nuova eruzione in Islanda. Tutto il web è stato inondato di foto e filmati di questo avvenimento e tantissima gente ogni giorno si muove per vedere da vicino quello che diventerà molto probabilmente un nuovo vulcano.
Ha già un nome Fagradalsfjall!
La novità (relativa, forse solo per noi che non siamo islandesi) risiede nel fatto che questa eruzione è del tipo fissurale o lineare. Avviene infatti lungo una linea, dove la crosta terrestre, per la distensione della placche, se assottiglia.
Vale a dire che là dove sta fuoriuscendo magma da più di due mesi non esisteva un vulcano, ma campi lavici ricoperti da muschi e piccole piante pioniere, come in tantissime altre parte dell’isola.

Questa area, la penisola di Reykajnes, 40 km a sud della capitale Reykjavik – dove si trova anche l’unico aeroporto internazionale del paese – era, come si suol dire, “silente” da circa 800 anni.
Quella in corso è pertanto una delle eruzioni vulcaniche più vicine alla capitale islandese che si ricordino a memoria storica.
Il magma, che continua a fuoriuscire per la felicità dei numerosi visitatori ha già formato un piccolo cono, sono fuoriusciti circa 30.7 milioni di metri cubi di lava e le colate si estendono su un’area molto vasta (pari a circa 240 campi da calcio).
La durata di questo fenomeno non può essere stabilita a priori, anche se c’è chi dice che potrebbe durare per mesi, se non per anni. E nel passato questo è accaduto più volte.
Sicuramente, questo avvenimento ha prodotto un fenomeno che diventerà un ulteriore attrazione per i turisti che in estate scenderanno dall’aereo all’aeroporto di Keflavik.
L’ultima eruzione di carattere simile avvenne nel 2014, ma nella parte centrale dell’isola, lontano dalle strade percorribili con una macchina non fuoristrada. Pertanto non divenne mai un’attrazione turistica.

Il sito è facilmente raggiungibile a piedi dal luogo in cui si è costretti a lasciare la macchina: circa mezz’ora per una prima visione, ed un’altra mezz’ora per giungere al punto più panoramico, più elevato rispetto al vulcano. Non è possibile, per lo meno adesso, avvicinarsi di più in quanto ultimamente l’eruzione ha assunto in parte un aspetto esplosivo, con lancio ad intervalli di tempo di blocchi di lava incandescente.

Noi, ovviamente, speriamo che il fenomeno duri ancora almeno qualche mese, per poterlo ammirare nella sua bellezza e nella sua forza quando riusciremo ad andare in Islanda.
Perché, come saprete tutti, pur nella sua potenziale pericolosità, o forse proprio per questa, poche cose affascinano come un’eruzione vulcanica in atto!
Intanto godetevi la foto scattata qualche giorno addietro da Virginio Carobbio, proprietario della guesthouse Milli Vina, consigliatissima sistemazione nelle vicinanze di Borgarnes, che ringraziamo per avercela concessa.

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