Askja

Il sistema vulcanico dell’Askja, lungo 200 km ed ampio meno di 20 km, è il più lungo di questo genere in Islanda. Il vulcano centrale, Askja (1550 m), è posto nel settore meridionale del sistema. Il vulcano è stato attivo per diverse centinaia di migliaia di anni. Esso si eleva a più di 800 m al di sopra del terreno circostante ed è sovrastato da una caldera larga 8-10 km. Più a sud c’è la montagna tavola Herdubreid e la cresta moberg Herdubreidartogl, che sono circondate dai campi lavici di Kollottadyngja, Flatadyngja e Svartadyngja.

Hrossaborg (recinto per cavalli), il piccolo cono posto all’inizio della pista che conduce all’Askja, presenta eccellenti affioramenti per comprendere l’architettura interna di un cono tufaceo. Le pareti del cono mostrano una serie di cascate idromagmatiche, depositi di flussi, così come impressionanti strutture da impatto balistico. La sua forma irregolare è attribuita al collasso delle pareti esterne del cratere durante l’eruzione, sebbene ciò sia stato aiutato dall’erosione durante gli jokulhlaup che occasionalmente hanno attraversato il letto del fiume Jokulsa negli ultimi migliaia d’anni.
Oltre Hrossaborg, un cono tufaceo formato più di 7000 anni fa da un’eruzione esplosiva, che si trova all’inizio della pista che porta all’Askja, la geologia è abbastanza monotona sino ad Herdubreidarlindir, e la strada segue una vecchia piana formata da ripetute esondazioni dei fiumi indotti dall’attività vulcanica nell’area del vulcano centrale Kverkfjoll, alcune centinaia di chilometri più a sud. A Grimstadanupur la pista passa attraverso un campo di lava del vulcano a scudo Kerlingardyngja, che venne a formarsi da una prolungata eruzione effusiva nel recente Olocene. Questo è un buon posto per osservare la lava di tipo pahoehoe con ben sviluppati tumuli e superfici laviche concatenate.

Herdubreidarlindir – un’oasi nell’aspro paesaggio lavico
Quando stiamo per arrivare a Herdubreidarlindir, prima attraversiamo due fiumi, il Grafarlandaà ed il Lindà. Entrambi sono alimentati da sorgenti con trasparenti acque di montagna. Le sorgenti si trovano ai margini del flusso di lava, dinanzi a voi, verso ovest. Queste lave appartengono al vulcano a scudo Flatadyngja (“scudo piatto”) di circa 4000 anni fa che agiscono come un filtro naturale per le acque. Le acque meteoriche filtrano entro le rocce porose, e le impurità sono filtrate da esse man mano che l’acqua è trasportata ai margini della lava come acqua di falda. Pertanto, quando l’acqua emerge come sorgente, non è solo cristallina e pura, ma anche rinfrescata e fredda.
Herdubreidarlindir (“oasi dell’Herdubreid”), è una delle più grandi montagne tavola degli Altopiani Centrali. La parte bassa dell’Herdubreid (“spalle larghe”) è principalmente costituita dal vulcanismo subglaciale, e la montagna è sormontata da una lava a scudo spessa 300 m. La transizione da vulcanesimo subglaciale a vulcanesimo subaereo avvenne a circa 1350 m, indicando che la copertura del ghiaccio era qui spessa almeno 800 metri quando avvenne l’eruzione subglaciale che scolpì la montagna nell’aspetto attuale.
La prima parte della pista condurrà attraverso il flusso di lava pahoehoe del vulcano a scudo Flatadyngja, e poi attraverso il flusso lavico più aspro, derivato dal vulcano dell’Askja. Ad ovest della pista c’è il crinale del moberg Herdubreidartogl (“coda dell’Herdubreid”). Qui potrete osservare il terreno lavico ricoperto in parte da pallida pomice. Questi tratti sono quel che rimane dei depositi di ricaduta della riolite della eruzione pliniana dell’Askja nel 1875. Procedendo verso sud verso l’Askja, la ricopertura di pomice aumenta a macchia d’olio, sino a ricoprire completamente la superficie del terreno al termine sud dell’Herdubreidartogl ed ispessendosi rapidamente nel procedere verso il vulcano.
La parte più meridionale dell’Herdubreidartogl è un buon punto per fermarsi e dare un’occhiata ai paraggi. Il vulcano centrale Kverkfjoll sorge sopra l’orizzonte a sud, ed il vasto campo di ghiaccio che si espande sullo sfondo è il Vatnajokull. Guardando verso ovest, la vista si apre verso il vulcano dell’Askja ed a est i crinali di pillow lava di Midfell e di Upptyppingar si elevano sopra la pianura lavica. Ancora più lontano, ad est, c’è il crinale di moberg del Fagradalsfjall e, se il meteo lo permette, è visibile Snaefell lo stratovulcano incappucciato di ghiaccio. Qui la pomice del 1875 giace sulle lave risalenti all’Olocene (>7000 anni) del Svartadyngja (“scudo di lava nera”), mentre poco più a sud si trovano le scabre lave originatesi dai condotti all’interno della caldera dell’Askja circa 6000 anni fa. Davanti a Drekagil (“la gola del drago”) ai piedi dell’Askja vi è un rifugio, soprannominato “Dreki”, solitamente punto di sosta per pranzo.

Il vulcano dell’Askja
Da Dreki, la pista serpeggia attraverso un intatto flusso di lava basaltico, gradualmente salendo sino ad Oskjuop, un passo ampio 1 km attraverso la parete orientale della caldera dell’Askja, posto ad un’altezza di 1100 m. Una lava nero pece giace al di fuori, contro il deposito di pallida pomice del 1875 che ricopre la maggior parte della vecchia formazione lavica ad Oskjuop. Questo è il più giovane flusso lavico dell’Askja, che venne formato durante un’eruzione di tipo effusivo nel 1961.
L’eruzione del 1961 iniziò il 26 ottobre su una fessura lunga 0.7 km che si sviluppava est-ovest lungo i margini più orientali della caldera principale dell’Askja. All’inizio, la lava venne espulsa fuori sotto forma di una fontana alta 500 m, che entro dieci ore produsse un campo di lava di tipo “aa” lungo 7.5 km, che ricoprì un’area di 6 kmq. Questo fu seguito da un’eruzione di lava di tipo pahoehoe, che ampliò il campo lavico sino ad 11 kmq allorquando l’eruzione ebbe termine cinque settimane più tardi. I coni d’eruzione e di scorie che delineano la fessura del 1961, sono quelli che sorgono sopra il parcheggio ad Oskjuop.
Dal parcheggio una passeggiata di circa 20 minuti, porta ai crateri esplosivi di Viti ed Oskjuvatn (“lago dell’Askja”), che occupano una piccola caldera collassata che si formò durante l’eruzione pliniana del 1875. La caldera dell’Oskjuvatn è situata all’interno della molto più larga caldera dell’Askja, che misura 8-10 km di diametro. I rilievi e le falesie che circondano quest’area lungo tutti i lati, costituiscono il bordo della caldera principale.

I Fuochi dell’Askja 1874-1929
L’episodio di vulcanotettonica del 1874 -1929, che include l’eruzione esplosiva di tipo pliniano del 1875, contiene la prima eruzione registrata in tempi storici del sistema vulcanico dell’Askja. Questo episodio comportò attività di rifting lungo il sistema vulcanico dell’Askja sia con eruzioni al vulcano centrale sia lungo lo sciame di fessure. Pertanto questo episodio viene collettivamente riferito come i Fuochi dell’Askja.
Osservazioni dall’area di Myvatn, circa 100 km a nord, indicavano un’attività iniziale agli inizi di febbraio 1874, allorquando dense colonne di vapore furono viste elevarsi dall’Askja. Nelle ultime due settimane di dicembre 1874 , forti e frequenti terremoti furono sentiti nel nord d’Islanda, e colonne di fumo e fuoco furono visti elevarsi dalla regione dell’Askja il 1 e 3 gennaio 1875. Lievi episodi di ricaduta di cenere avvennero nei distretti nel nord Islanda.
Un gruppo di contadini della zona di Myvatn visitarono il vulcano Askja il 15 febbraio del 1875. Essi notarono che l’angolo sud-est della caldera principale (dove ora è l’Oskjuvatn) si era abbassato di circa 10 m e che un cratere eruttante fango e detriti si era formato appena ad ovest della subsidenza. Tre giorni più tardi un’eruzione basaltica iniziò lungo la fessura, lunga 30 km, di Sveinagja, circa 40 km a nord del vulcano dell’Askja. Questa eruzione durò per diversi mesi e produsse 0.2-0.3 km3 di lava.
Un’eruzione esplosiva di tipo pliniano iniziò all’interno della caldera dell’Askja nelle prime ore del 29 marzo. Il pennacchio dell’eruzione venne disperso verso est dai forti venti ed alle 3.30 di mattina ricaduta di materiale venne rilevata a circa 70 km ad est dell’Askja. La tefra era di color grigiastro ed aveva una tessitura fine, come cenere; essa era molto umida ed appiccicaticcia. La prima fase dell’eruzione esplosiva durò circa un’ora. Alle 5.30 la ricaduta di tefra era diminuita e l’aria aveva cominciato a divenire più chiara. Ma questo era solo la calma prima della tempesta, perché subito dopo ebbe inizio l’eruzione di tipo pliniano. Pomice marrone chiaro di sempre maggiore dimensione in grana piovve sino all’una. Il pennacchio di fumo venne trasportato attraverso il Mar di Norvegia, e la ricaduta di tefra fu osservata anche in Scandinavia. Subito dopo l’una del 29 marzo la ricaduta di tefra cessò sulle zone popolate d’Islanda, ma l’eruzione infuriò all’Askja sino ai giorni seguenti.
In breve tempo, il cratere Viti si era formato in una eruzione di tipo idromagmatico di breve durata. Oggi, esso contiene fumarole ed un piccolo lago con acqua, calda abbastanza per un bagno.
Nel 1876 il geologo danese Johnstrup visitò il vulcano, insieme con il sovrintendente Caroc. Essi osservarono che una subsidenza pressappoco circolare si era formata nell’angolo sud-orientale della caldera dell’Askja. Essa misurava 4580 x 2500 m e la parte più profonda era 234 m al di sotto del pavimento della caldera principale dell’Askja. Questa subsidenza era bordata da molte fratture concentriche ed al suo fondo vi era un piccolo lago. Johnstrup ed il sovrintendente stavano osservando il collasso di una caldera. Il tetto della camera magmatica crostale al di sotto del vulcano Askja era collassata nel vuoto lasciato dal magma fuoriuscito durante l’eruzione pliniana del 1875. La caldera dell’Oskjuvatn si era formata, la prima del suo tipo in Islanda in tempi storici. Oskjuvatn non raggiunse l’attuale livello di acqua sino al 1907; pertanto, ci vollero 32 anni per riempire la depressione.
L’attuale livello dell’acqua è 50 metri più basso del pavimento della caldera, e recenti misurazioni batimetriche hanno rilevato una profondità massima dell’acqua di 224 m. Aree di notevole attività geotermica si trovano lungo i margini meridionale ed orientale del lago. La sua superficie è di 10.7 kmq ed il volume di 1.2 km3. Il volume totale della subsidenza è di circa 2km3, che è più del doppio del volume totale del magma eruttato. Ciò suggerisce che una considerevole quantità di magma rimosso dalla camera magmatica durante i Fuochi dell’Askja del 1874-1929 sia depositato in intrusioni (dicchi) entro il vulcano o nelle fessure correlate.

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